Sha’s Feckel – Feckel for Lovers [2015]

Se un artista viene taggato come jazz -una volta si sarebbe detto ‘messo nello scaffale jazz’, difficilmente piacerà ad un pubblico prog e viceversa, dico una banalità. Eppure Sha’s Feckel piacerebbe proprio a molti proggaroli -anzi dovrebbero ascoltarserlo e ed iniziare a confrontarsi con la scena postminimal svizzera.

Il secondo album del gruppo -seguito di Greatest Hits– uscirà a dicembre, ma sul bandcamp sotto si può ascoltare un’anteprima. Il fiatista di Nik Bartsch guida una gruppo chitarra, basso e batteria che riprende la ricetta di lunghi loop minimali, velatamente inquietanti come in tanta produzione di Bartsch, ma senza il predominante sound acustico e rituale del pianista. La traccia d’apertura parte appunto da un segmento quasi rituale per poi muoversi verso un lento crescendo e conseguente esplosione da shoegaze piuttosto che al culmine poliritmico di Ronin. E quando a metà della traccia il basso inizia a tracciare un groove veloce su un 7/4 sembra più di essere in un album di Steven Wilson piuttosto che in uno del pianista svizzero.

Le chitarre non hanno la spigolosità kingcrimsoniana dei SONAR, ma contrappuntano i fiati con distorsioni acide oppure con pesanti bicordi disorti. Il basso pulsante post punk su ritmi dispari rimane ben presente in tutte le tracce. L’elemento melodico rimane sempre sullo sfondo, lasciando più spazio alla ripetizione minimale -ma spesso sparata ad alto volume- ed al crescendo dei pezzi. E Sha assume una personalità strana da leader nascosto nella corteccia del pezzo piuttosto che nell’evidenza, di fronte.

Una musica volutamente scarna e violenta sotto una coltre di costruzioni. Laddove in Nik Bartsch’s Ronin tutti i membri concorrono a creare un’unico pulsare, pur battendo su più ritmiche allo stesso tempo, qui é proprio l’essenzialità della ripetizione  -e non del battito- a governare.

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Lapis Lazuli – Alien/Abra cadaver [2014]

Scoperti per caso -anzi per errore, visto che cercavo i francesi Lazuli- su Progressive Aspect, gli inglesi Lapis Lazuli vengono da Canterbury sia musicalmente che praticamente anche geograficamente.

La lunga suite Alien che é il centro del disco Alien/Abra Cadaver é già dalle prime note un mix di jazzrock anni 70, space rock alla Gong, stacchi prog ed il sound surreale alla Hatfield & the North. Le chitarre dialogano costantemente creando sempre nuovi temi con il sax. E poi si dilaga facilmente anche nel disco sound, nei ritmi braziliani -soprattutto nei 25 minuti di Abra Cadaver- nel dub, nel caraibico e nel funk. Tutto il disco é pervaso da un costante senso di live e presa diretta, nonostante il dialogo tra i vari membri dell’orchestra é guidato da una scrittura attenta ed articolata.

SONAR – Black Light [2015]

Disponibile sul bandcamp dell’etichetta Cuneiform Black Light, ultima creazione dei SONAR. L’album é il seguito del lavoro 2014 Static Motion ed é un ulteriore tassello nel panorama post-minimal o zen funk -a seconda di quale etichetta preferiate.

Black Light cover art

Il gruppo svizzero utilizza la stessa ricetta del guru Nik Bartsch, ma declinandola con due chitarre + basso + batteria rigorosamente live, un sound prog a la King Crimson dell’era Fracture o a la Glenn Branca. O ancora richiamando lo Steve Reich dell’Electric Counterpoint.

E proprio queste influenze stanno alla base del paradosso tipico di tutto lo scenario attuale post-minimal: l’estrema varietà del messaggio. Scrittura minimale che spesso ha ben poco a vedere con il minimalismo classico. Sotto una coltre di contrappunti e loop ipnotici la ricetta dei SONAR suona diametralmente opposta a quella, ad esempio, dei Ronin di Bartsch. Laddove Bartsch lavora su moduli esplosi all’estremo, che generano sia l’aspetto ritmico sia quello melodico -nonché quello improvvisativo- i SONAR sembrano produrre uno scenario di costante improvvisazione. E’ chiaro, la scrittura rimane sempre preponderante. Ma nascosta. I loop ritmici non si palesano, l’intreccio é tutto delle chitarre -accordate qualche tono sotto- e la ritmica ossessiva tutta del basso. Lo sviluppo é quasi un tabù.

Orbit ne é perfetto esempio. Il groove basso/batteria rimane praticamente invariato, una delle chitarre crea una poliritmia perpetrando un accordo per la maggior parte degli 8 minuti e l’altra ricama sopra linee scarne di un accordo. Poche note. Scordatevi gli arpeggi al piano di Bartsch contrappuntati da Sha. Nessuna variazione, nemmeno timbrica -sempre fedeli al sound clean delle chitarre post Sonic Youth.

Così SONAR produce un altro esercizio di resistenza, e non di meditazione come molto altro zen funk. Inquietudine, angolarità al posto del lento sviluppo del brano. La pratica improvvisativa é tutto ciò che rimane.

FAT (Alex Machacek) – Living the Dream esce il 15 Novembre

Il secondo disco del trio FAT (Fabulous Austrian Trio) composto da Alex Machacek (chitarra),  Raphael Preuschl (basso) e Herbert Pirker (batteria) é in uscita il 15 novembre per Abstract Logix. Si intitolerà Living the Dream e sotto potete ascolta un brano ironicamente disco, ma che mantiene l’impressionante tecnica fusion del trio. Alex Machacek merita di comparire nella classifica dei chitarristi più sottovalutati attualmente in circolazione -sentire il delizioso solo tra double stops, legato, sweeps ed accordi che regala nel brano sotto.

Ibrahim Maalouf pubblica Kalthoum e Red & Black Light

 Il trombettista libanese Ibrahim Maalouf pubblica in quasi contemporanea Kalthoum Red & Black Light. Due album radicalmente differenti, dove forse l’unica cosa in comune é la sola tromba di Maalouf.

Kalthoum parte dalle linee arabeggianti e dai tremoli della tromba per abbracciare il jazz contemporaneo. Una suite che si snoda tra overture e movimenti tra momenti più intensi a passaggi tirati, ritmiche dispari, come ad esempio l’Overture II: Auf Leila Wa Leila.

I pezzi sono una reinterpretazione della musica della diva egiziana Oum Kalthoum. La line up é composta, oltre che da Maalouf, da Larry Grenadier (contrabbasso), Clarence Penn (batteria), Mark Turner (sax) et Frank Woeste (piano). Proprio Woeste insieme a Maalouf ha composto l’album. Organico identico al precedente Wind del 2011.

Red & Black Light -sotto trovate il teaser dell’album con la title track- ha un approccio completamente differente: funk alla Pharrell Williams, chitarre che snocciolano muri granitici di suono, synth pop dove la tromba é paradossalmente l’unico aggancio col jazz/etno. Melodie orecchiabili, fischiettate come nella prima traccia, trattate secondo l’approcio che é stato prima di Jon Hassell e poi, nell’ondata di dieci anni della cosiddetta urban music, di Erik Truffaz, Nils Petter Moolvaer e Julien Lourau. Ibrahim Maalouf va ulteriormente in avanti, dimostrando che c’é ancora qualcosa da dire, e da ascoltare

Dream Theater al lavoro sul nuovo album, previsto per inizio 2016

Jordan Rudess ha pubblicato due giorni fa sulla propria pagina Facebook la foto del mixer con relativo annuncio dell’inizio delle registrazioni del nuovo album dei Dream Theater. L’uscita sarà prevista per l’inizio del 2016.

King Crimson nuovi video dal vivo?

Riportato nel forum di Progressive Ears, durante la leg inglese del tour dei King Crimson David Singleton ha introdotto il Q&A dei concerti e tra le domande gli é stato chiesto se fosse previsto un DVD del tour. La risposta é stata si, anche se non verrà registrato in HD. Possibile, quindi, venga registrato non per uscita in formato Blu-Ray. Le registrazioni potrebbero non esser state fatte da cameraman su palco, ma telecamere fisse, notate da alcuni utenti, sempre di Progressive Ears.