New cool e indie classical

Due articoli davvero succosi, quasi in contemporanea, danno uno sguardo sulle nuove tendenze nel jazz e nella classica contemporanea. Nel New cool del The Guardian si parte dal successo di Kendrick Lamar e Kamasi Washington, diventati due casi jazz del 2015, per capire come una nuova generazione di musicisti sta mischiando le carte tra hip hop e linguaggio jazz.

Altrettanto sta avvenendo nella classica contemporaneo: le commistioni non sono neanche qui una novità, ma quello che differenzia la generazione dell’Indie Classical raccontata su VAN Magazine dalle generazioni di serialisti, minimalisti, spettralisti e chi più ne ha più ne metta, é l’essere usciti definitivamente dalla sala da concerto per approdare ai bar ed ai lounge. Ok, lo  faceva anche Philip Glass. Eppure questa generazione capitatana da Nico Muhly e Missy Mazzoli, da ragazzi ampiamente nei 30, viene descritta da William Robin come un punto di rottura feroce rispetto al passato, sia in termini di pubblico che di modalità compositive. Un punto di rottura favorito dalle teconologie, che non potrebbe ricapitare in futuro.

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Animals as Leaders, Naked Awareness, TesseracT, Gianluca Ferro

Quando gli dei della chitarra shred sono morti ci siamo ritrovati con molti meno boccoli, senza lacca, nè dita che volavano sulle tastiere, oltre ad un vago senso che il coattume fosse -ahimè- finito. Così quando accanto allo sciamano Steve Vai in camice hippy e capelli che svolazzavano di fronte a macchine per il vento comparve un sobrio, rasato e pacifico Tosin Abasi su una copertina di Guitar World si ebbe la sensazione che qualcosa fosse cambiato.

Nel 25esimo anniversario di Passion & Warfare di Steve Vai -celebrato da un doppio con inediti che ancora sembrano all’avanguardia- anche Tosin Abasi ritorna con un pezzo che sembra dare tutta la cifra del nuovo corso del djent. Scordatevi gli intrecci metrici feroci delle 8 corde distorte. Stavolta un piacevole e quasi rilassante fiddler irlandese mescola cadenze jazz, qualche increspatura a rompere la metrica ogni tanto, temi melodicamente complessi. Il risultato é il djent del domani, che guarda da tantissime parti, perfino all’acustica, alla musica etnica. Credibilmente.

Animals as Leaders  – Brain Dance

Ed a proposito di Steve Vai e Tosin Abasi, via AltProgCore, sentite tutte le tracce, ma in particolare Become Whales di questi Naked Awareness. Anche qui djent, shred, arpeggi misti a tapping feroci sul pulito su soundscapes spaziali. Ma anche richiami all’acustica di Michael Hedges o Steve Tibbetts.

Un altro punto di vista l’hanno dato i TesseracT con Errai, che altro non é che quattro pezzi di Polaris re-immaginati. Già Polaris di suo era un djent reimmaginato, quindi figurarsi risentire Survival totalmente priva di chitarre distorte, con una progressione reinventata per piano, drums programmate e chitarre pulite. Cages é tutta giocata sul dialogo ad interlocking delle chitarre che tracciano una poliritmia sotto la voce di Tompkins dolce e nascosta. Niente growls, niente botte in distorto. Quattro pezzi in tutto, che djent apparentemente non conservano più nulla se non ben nascosto sotto la coltre.

Pieni di ritornelli sempre accattivanti, cantabili e muri di accordi distorti, i pezzi di Gianluca Ferro sono dei capolavori nascosti di metal progressive. Gianluca é uno shredder dei più conosciuti -cosa che lo porta al confinamenti automatico nella nicchia dei cotonati di cui sopra- ma anche un didatta: non solo di tecnica, ma anche di teoria. E si vede nei suoi pezzi, che vanno in bilico tra le tonalità, oppure sospendono il centro tonale, usano scale simmetriche, oltre ad uno stuolo di metriche complesse. Ed una tecnica sempre elevatissima. Questo é il nuovo album, A Hole in the Ocean.

John Adams – Scheherazade 2.0

Nell’epoca delle reunion dei simpatici vecchietti rocchettari che dominano il palco come se quarant’anni non fossero passati, é davvero buffo notare come nel mondo della musica classica/ contemporanea, invece, il parterre di compositori si stia decisamente ringiovanendo. Segno dei tempi. Ma senza esagerare visto che le notizie rimangono sempre focalizzate sugli 80 anni di Steve Reich celebrati quest’anno. Ed al massimo su John Adams, capace come pochi altri compositori di generare interesse per ogni sua opera.

Ma dove lo trovate una simpatica testa bianca, dalla faccia divertente, compiaciuta di tutti i casini che nella sua vita é riuscito a creare con le sue opere come John Adams? Da Nixon in China a The Death of Klinghoffer ha sempre portato tanto gente ad ascoltarlo non fosse per le polemiche suscitate dalle sue opere, sempre capaci di prendere a prestito dalla storia contemporanea.


Scheherazade 2.0
in uscita per Nonesuch proprio oggi, rivela il gusto per temi di attualità marpionescamente scelti da Adams. Una sinfonia drammatica -prendendo a prestito una espressione di Berlioz- che nella sua struttura richiama i concerti per strumento ed orchestra, ma in quattro movimenti. La protagonista é interpretata dal violino di Leila Josefowicz, una voce accoratissima, che da più la cifra dell’opera teatrale piuttosto che della sinfonia. Eroiche e drammatiche, le vicende vengono raccontate dallo strumento solista come una narrazione  da poema sinfonico di Richard Strauss, appunto l’Ein Heldenleben.

All’orecchio abituato alla duttilità della scrittura di Adams colpirà forse  di più il tono romantico e struggente della sinfonia oltrechè la mancanza da un pò di tempo dell’elemento minimalista nella sua scrittura. Al mio orecchio, decisamente rocchettaro, colpisce il terzo movimento. Un inizio feroce, con ritmiche che si sovrappongono, senza perdere il drive e mandando in visibilio in maniera roboante il pubblico.

Riporto l’articolo della Nonesuch ed il first listen della NPR, oltre che i link spotify

http://www.nonesuch.com/journal/john-adams-scheherazade2-september-30-violinist-leila-josefowicz-st-louis-symphony-2016-08-17

Scheherazade 2.0, compositore John Adams,

direttore David Robertson, St. Louis Symphony

I. Tale Of The Wise Young Woman — Pursuit By The True Believers – 14.59

II. A Long Desire (Love Scene) – 14.23

III. Scheherazade And The Men With Beards – 9.45

IV. Escape, Flight, Sanctuary – 8.24

 

http://www.npr.org/2016/09/22/493933964/first-listen-john-adams-scheherazade-2