Gianni Nocenzi – Miniature [2016]

[SPOILER ALERT]. In uno degli episodi dell’ultimo rifacimento di Sherlock Holmes, la serie appunto intitolata Sherlock, il detective si ritrova alle prese con una password che può risolvere il suo enigma. Ma non c’è da preoccuparsi: il caso, che pure sembra privo dell’apparente minima soluzione possibile, viene immancabilmente risolto. La password è [SPOILER ALERT] l’iniziale del suo nome. La soluzione era esattamente dentro di lui.

Il cammimo di Gianni Nocenzi, pianista della formazione originale del Banco del Mutuo Soccorso, attraverso le sue Miniature è di natura essenzialmente investigativa. Nei 6 pezzi che compongono i 37 minuti di questo disco la musica è lo scenario di un gioco di nascondigli alla luce del sole ed inganni evidenti, che invitano l’ascoltatore alla gioia di smascherarli. Che lo pregano di svelarli.

Il dialogo tra Nocenzi e l’ascoltatore attraverso il solo piano inizia nel Cammino di pietra , con una progressione che rivive nel romanticismo ottocentesco, attraverso le cadenze che richiamano Chopin -compositore che gioca un ruolo primario nelle influenze del pianista storico del Banco del Mutuo Soccorso, ancora più che le fonti storiche del progressive.

La melodia è maneggiata con cura, accarezzata dal pianoforte, ogni particolare non si concede al puro gusto della complessità formale vs potenza esecutiva da prog e non solo, ma va ad investigare, a cercare uno spazio. Engelhart è tutta costruita intorno ad un accordo esteso che lentamente partorisce una melodia delicata e sottile. Potente, perfino, poi confortevole quando va a risolvere nelle cadenze che rimangono in sospeso tra jazz ed atonalità da avanguardia novecentesca.

Potenza e delicatezza. Tonalità, accordi pieni, aperti. Come l’adagio di Terra Nova, che non dà fronzoli, ma rivela tutto ciò che si sta cercando, senza girarci attorno. Fino a sciogliersi nel chorus giocato su un canto, una linea discendente che sembra quasi di sentire Viola Nocenzi cantarla. Ed è ovvio sentire qua e la presenza della famiglia del Banco: è difficile non pensare alla voce soave di Francesco di Giacomo quando Gianni Nocenzi canta su un accordo. O pensare quanto le melodie piane e semplici di Rodolfo Maltese facciano capolino tra i tasti del pianoforte. L’investigazione, d’altronde, era iniziata proprio da li, dagli eventi che negli ultimi anni avevano attraversato la famiglia.

E poi c’è il fratello Vittorio. Nel disco compare spesso tra le note del fratello -come spesso faceva capolino Gianni in Estremo Occidente, il disco in piano solo di Vittorio NocenziL’esempio più evidente è in Farfalle: è davvero difficile non sentire l’influenza di Vittorio Nocenzi nelle feroci linee portate dalla destra al basso. Mentre sopra la melodia è un viaggio aereo sopra la terra. La lunghissima coda è spinta da un ostinato feroce al basso sul quale Gianni spinge qualunque tipo di sapienza possibile sullo strumento. Atonalità, jazz, pentatoniche blues e maggiori, un tocco d’Asia insieme al romanticismo. Perfetta sintesi di un disco che era atteso da fan e non da 25 anni. E dopo tutta questa attesa trovarsi un album che dice molto in un contesto dove si sta riscoprendo dmensioni nuove di questo strumento -nel jazz, nel modern classical per fare due esempi- è una conferma del valore dell’attesa.

Gianni Nocenzi alla fine risolve il caso. Con lui l’ascoltatore, che grazie alla produzione di Luigi Mantovani -ed all’intuizione- partecipa di una ricerca. Il suono registrato da dietro il pianista rinforza la partecipazione ad un evento, in molteplici sensi. Gianni ci ha accompagnato nella ricerca, dove dovevamo arrivare, esattamente là. Elementare.

Gianni Nocenzi (piano)

  1. Il Cammino di Pietra
  2. Terra Nova
  3. Ritorrni
  4. Farfalle
  5. Engelhart
  6. Ninnananna di Cosmo

La copertina originale e quella alternativa del singolo Farfalle. Quest’ultima disegnata da Vanda Spinello, moglie di Cesare Monti -grazie Wazza Kanazza!

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Rodolfo Maltese, l’eclettico curioso

In  un’intervista sul primo numero dell’edizione italiana di PROG Rodolfo Maltese indicava il chitarrista Allan Holdsworth come un modello. Una scelta sorprendente, viste le differenza tra i due in termini di tecniche e di strumenti utilizzati. Ma non dal punto di vista del suono: come il chitarrista inglese Maltese ha sempre amato un suono flautato, con le basse in evidenza, ma non troppo, tanto da richiamare i fiati.

Ed a proposito Riccardo Storti ricorda l’altro Rodolfo Maltese (altro ma non troppo, appunto), il Maltese polistrumentista e fiatista nel Banco del Mutuo Soccorso: Rodolfo Maltese, l’eclettico curioso (prima parte) e Rodolfo Maltese, l’eclettico curioso (seconda ed ultima parte)